Liturgia della Domenica 2 Marzo - Il commento di Don Claudio

Cieco che guidaAnche in questa VIII domenica del Tempo Ordinario, ultima prima del tempo di Quaresima e di Pasqua, non mancano spunti per la nostra riflessione. Il Vangelo di Luca prosegue il brano ascoltato sette giorni fa, a proposito di come deve comportarsi il discepolo del Signore. 

Il libro del Siracide, la prima lettura di oggi, ci invita ad essere cauti nel lodare o meno una persona. È il suo modo di esprimersi che ci può far capire chi abbiamo di fronte. Riconducendo il tutto alla bontà del cuore. 

Dice il libro dei Proverbi: “Con ogni cura veglia sul tuo cuore perché è la sorgente della vita”! Se il nostro cuore è appesantito, se il nostro cuore è inquinato o sovrastato dalle preoccupazioni di questo mondo... ci renderà ciechi, incapaci di guardare al vero, al buono e al bello che c’è attorno a noi. Vegliare sul nostro cuore! Aver cura del nostro cuore... da lì dipende il nostro essere buoni o cattivi. Perché un cuore buono, come un albero buono... non può che far parlare bene e produrre frutti buoni. 

Il discepolo è colui che sa mettersi alla scuola del Maestro. Non ha la pretesa di saperne più di lui. Sa attendere i tempi della formazione, dell’apprendimento, della maturazione. In un mondo come il nostro dove la regola sembra essere tutto e subito, comprendiamo quanto sia difficile parlare di impegno, di sacrificio, di dover far a meno di certe cose per raggiungere il risultato del “crescere”! Per diventare maestro, padre, madre, sacerdote, insegnante, guida... occorre avere l’umiltà di vegliare sul proprio cuore. Di esaminarlo continuamente, di fare un serio esame di coscienza. Quante volte si è ciechi quando pretendiamo di togliere la pagliuzza nell’occhio del fratello e non ci accorgiamo della trave che è nel nostro. Se il nostro occhio non è limpido e trasparente non vale la pena di perdere tempo a correggere l’altro. Siamo ciechi e un cieco non può guidare non dico un  altro cieco (come dice il Vangelo), che è un paradosso, ma nemmeno uno che ci vede! Tante volte anche nelle nostre comunità abbiamo la presunzione di ergerci a guide o di dover fare il punto su tutto e su tutti e mentre lo facciamo creiamo malumore, mettiamo in cattiva luce gli altri, seminiamo zizzania e la trave cresce! 

Avere la premura di aiutare l’altro (correzione fraterna) perché gli vogliamo bene, cercando di correggerlo dove può aver sbagliato e di lasciarci correggere dove sbagliamo noi. 

Altrimenti Gesù è molto chiaro su quando pretendiamo e poi siamo i primi a non vedere i nostri errori. Gesù dice a chi si comporta così che è un “ipocrita”. Voler insegnare agli altri ciò che non viviamo e magari condannare negli altri quelli che sono i nostri peccati.

La Parola di questa domenica deve portarci a esaminarci togliendo quello che può diventare ostacolo, trave, cecità per poter poi essere discepoli alla scuola del Signore che ci invita ad essere alberi buoni, con un cuore sorgente di vita, con la capacità di cogliere in ciò che noi viviamo e negli altri, il vero, il buono e il bello! Un buon punto di partenza anche per la Quaresima che ci apprestiamo a vivere!