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Liturgia della Domenica 16 Marzo - Il commento di Don Claudio
Seconda domenica di quaresima. Anche se il testo liturgico lo omette, il Vangelo di Luca al capitolo 9 versetto 28 si apre con la precisazione temporale: “Circa otto giorni dopo questi discorsi” ... Pietro che fa la sua professione di fede in Gesù e il primo annuncio della morte e risurrezione del Maestro.
Otto giorni dopo... l’ottavo giorno o il primo giorno dopo il sabato, Gesù risorge da morte. In questo contesto Gesù salì con Pietro, Giovanni e Giacomo sul monte a pregare. Non un monte qualsiasi ma il monte, la montagna ... terra che si fa verticale, la più vicina al cielo, dove posano i piedi di Dio, dice il profeta Amos.
Mentre pregava il suo volto cambiò di aspetto. Pregare trasforma: tu diventi ciò che contempli, ciò che ascolti, ciò che ami, diventi come Colui che preghi. La preghiera non deve cambiare Dio, non deve piegare Dio alle nostre richieste... ma siamo noi che dobbiamo essere trasformati dall’incontro con Dio, noi che dobbiamo scoprire quale è la sua volontà sulla nostra vita. Dice il Salmo 34: «Guardate a Dio e sarete raggianti!». Guardano i tre discepoli, si emozionano, sono storditi, hanno potuto gettare uno sguardo sull’abisso di Dio. Un Dio da godere, un Dio da stupirsene, e che in ogni figlio ha seminato quel frammento di luce segno di una grande bellezza. Rabbì, che bello essere qui! Facciamo tre capanne. Nella luce di Dio, l’entusiasmo di Pietro, la sua esclamazione stupita - che bello! - ci fa capire che la fede per essere pane, per essere vigorosa, deve discendere da uno stupore, da un innamoramento, da un “che bello!” gridato a pieno cuore. È bello stare qui. Qui siamo di casa, altrove siamo sempre fuori posto; altrove non è bello, qui è apparsa la bellezza di Dio e quella del volto alto e puro dell’uomo.
Chissà se ci sarà capitato ancora di far sgorgare dal nostro cuore questa espressione di stupore alla presenza di Dio. Capite che in un certo qual modo «dovremmo far slittare il significato di tutta la catechesi, di tutta la morale, di tutta la fede: smetterla di dire che la fede è cosa giusta, santa, doverosa (e mortalmente noiosa aggiungono molti) e cominciare a dire un’altra cosa: Dio è bellissimo» (H.U. von Balthasar).
Ma come tutte le cose belle, la visione non fu che il bagliore di un attimo: viene una nube, e dalla nube una voce. Due sole volte il Padre parla nel Vangelo: al Battesimo e sul Monte. Per dire: è il mio figlio, lo amo. Ora aggiunge un comando nuovo: ascoltatelo. Il Padre prende la parola, ma per scomparire dietro la parola del Figlio: ascoltate Lui. La fede cristiana si fonda sull’ascolto e non sulla visione. Sali sul monte per vedere il Volto e sei rimandato per ascoltare la Voce. Scendi dal monte e ti rimane nella memoria l’eco dell’ultima parola: Ascoltatelo. Il mistero di Dio è ormai tutto dentro Gesù, la Voce diventata Volto, il Verbo fatto carne, il visibile parlare del Padre in Gesù: bellezza del vivere nascosta, come una goccia di luce, nel cuore vivo di tutte le cose, nel cuore vivo di ciascuno di noi.